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Scritto da michela. Pubblicato in Prosa il 26 Dic 2022.
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“ …Scrivo per guardarmi dentro.

Scrivo per fermare il tempo.

Scrivo per suscitare sentimenti

e per esprimere i miei.

Scrivo per dare un senso al silenzio…” (Dacia Maraini)

 

Quella mattina, svegliato dal caldo tepore del sole autunnale , il signor Silenzio, dopo diversi anni di solitudine , decise che era arrivato il momento di andare a vedere cosa succedeva oltre la sua montagna di roccia. Incamminandosi con passo incerto lungo il sentiero che conduceva a valle, arrivò in città.

Sbirciando curioso attraverso le persiane socchiuse, ascoltava le chiacchiere delle persone che stavano all’interno delle case. Notò che ciascun abitante usciva dalla propria casa salutando e, con larghi sorrisi, si avviava in tutta fretta. Il mondo circostante era un andirivieni di persone indaffarate e lui non riusciva a capire il perché di tutto quel correre.

Spaventato da quel frastuono e dal vociare della gente il signor Silenzio, affrettando il passo, entrò in un parco.  Gli alberi, accarezzati dal respiro del vento,  placarono la sua inquietudine;  lasciandosi  cullare da quell’orchestra della natura, maestra di vita, si sentì rigenerato.

Una panchina arrugginita lo accolse mentre le foglie ingiallite svolazzavano come tante farfalle colorate. Il suo sguardo fissava incredulo l’umanità che stava intorno a lui, era così pensieroso da non accorgersi che un uomo, vestito modestamente, si era seduto vicino a lui e lo ignorava.

Il signor Silenzio osservò con curiosità il nuovo arrivato, non profferì parola fino a quando non percepì che quell’uomo era molto  triste .  Preoccupato e intenerito  gli afferrò la mano e stringendola forte tra le sue decise di rivolgergli la parola: “Mi perdoni”, gli disse, “non voglio importunarla, posso esserle d’aiuto? Mi chiamo Silenzio, si fidi di me la prego, è da tanto tempo che  non rivolgo la parola a qualcuno ma, in questo momento, sento che lei ha bisogno di me”.

Il tono della sua stessa voce lo stupì, ne aveva perso il suono, non aveva parlato più con nessuno da tempo. Sentì, con profondo dolore, che era arrivato il momento temuto e atteso. Ascoltò il tono della sua voce e gli piacque parecchio. Adesso era fuori da quel tunnel costruito con tanto spreco di energie  proiettate soltanto  a difendere una corazza che nessuno riusciva a penetrare, nel vuoto emotivo più assoluto, aspettando il lento trascorrere del tempo .

La breccia che si aprì nell’ermetico connubio fatto di cecità ed egoismo, che lo avevano  portato a isolarsi dal mondo, a causa delle delusioni che lo avevano distrutto, gli fece provare una forte emozione e una gran pace lo invase.

La luce che vide trasparire dagli occhi dello sconosciuto che gli stava accanto, puntava dritta alla sorgente del suono, spalancando la claustrofobica finestra dove i sogni erano stati chiusi ermeticamente.

Un mondo caldo ed avvolgente si aprì,  spezzando le catene dell’indifferenza;  un bisogno irrefrenabile di vivere , oltre il limite che si era imposto, lo avvolse , l’energia negativa che fino a quel momento aveva fatto da padrona, suggerendo rimedi nefasti , si trasformò in un concentrato di forza inspiegabile che lo stava rigenerando.

Il Signor Silenzio alzò lo sguardo, il cielo non era stato mai così azzurro, ascoltò il suono melodioso del canto degli uccelli, vide una foglia cadere e notò che era verde, guardò, commosso, un bambino immerso nei suoi giochi e una mamma attenta ai suoi più piccoli movimenti.

Lo strano compagno della panchina continuava a fissarlo, i suoi occhi irradiavano una forza sconosciuta che penetrava nel più profondo del suo essere inondandolo di serenità e pace.

Silenzio sentì come se si stesse amalgamando alle fresche acque di un ruscello, fino a sentirsi parte dell’elemento stesso; era acqua, aria, radice, albero e foglia; respirava all’unisono con il mondo circostante.

Non era mai stato così vicino al desiderio di annullarsi completamente, voleva soltanto vivere quello stato di benessere che penetrava nella  fonte stessa della vita.

Così come era apparso, lo sconosciuto compagno di panchina scomparve all’improvviso dileguandosi nel nulla.

Un respiro profondo riportò il signor Silenzio alla realtà. Una farfalla, leggera, si posò sulla sua mano.

La montagna di roccia non l’avrebbe più visto passeggiare tra i suoi sentieri.

 

 


michela

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