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Scritto da Cristiano Sias. Pubblicato in Prosa il 13 Gen 2018.
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Mattia, la caldaia e il cibo scaduto

 

(soffrire non è naturale)

 

MATTIA 

Come va?

_  Nessuna nuova, stessi tempi lunghi, stessa ipocrisia paesana, stesso mondo che dura 24 ore.

_  Sì, guarda, la gente si straccia le vesti, fa tante azioni plateali, ma poi non cambia nulla, manca la mente abilitata all’autoevoluzione e all’evoluzione in generale,  perché sono ormai refrattari a tutti gli stimoli che vengono sia da fuori sia da dentro. E’ una cosa tremenda.  L’insensibilità sta nel non cogliere i fattori che sono determinanti nelle situazioni;  questi fattori colti, elaborati, fatti nostri, ci portano poi ad essere persone complete, adattabili alle nuove circostanze e all’essere utili sia a noi stessi sia agli altri. Invece assistiamo a pubbliche manifestazioni di dolore, o di felicità, perché magari la nazionale ha vinto il campionato del mondo, oppure ci si distrugge perché c’è stato un tremendo cataclisma, e allora bisogna essere tutti uniti, e tutti uniti ci si disperde, la qualità va persa, nel gruppo non dura niente, nessuno impara nulla; ed è anche inquietante il fatto che le persone che  hanno a che fare periodicamente, anche  in periodi vicini fra loro,  con situazioni forti della vita, non si rendano conto che nel bene come nel male, alla fine di ogni scampata cosa, brutta, o l’ottenimento di qualcosa di bello, comunque l’epilogo sia lo stordirsi, il fare baccanali, il bere, mangiare, fumare, attribuire magari il tutto a una divinità di turno, oppure al caso. Lo scettico dice “ah, si, è casuale, ogni tanto gira anche per noi”. No, no, non va bene, nulla succede per caso nelle vite degli individui, le cose a caso succedono nelle vite dei coglioni.

Comunque, senza dover entrare troppo nel dettaglio, non cambia niente, e non cambierà niente. Non peggioreranno, perché il peggioramento è legato al decadimento della società in cui viviamo, ma non c’è più niente da fare, non c’è più niente da dire, bisogna solamente prenderne atto, prendere atto che una persona, una famiglia, essendo indubbiamente del ceto medio, diventato ormai il ceto povero, non aveva la possibilità di avere un alloggio come si deve, una manutenzione come si deve; vorrei vedere i pneumatici di quella famiglia, i freni del loro veicolo, la qualità del cibo che ingerivano, vista la qualità e la cultura che vengono rilasciate a quel ceto sociale, perché le persone che possono mantenersi un livello di cultura di un certo tipo, e anche di carattere, poi pretendono una vita di un certo tipo, mentre gli altri, le persone normali, pigliano quello che pigliano, fanno quello che possono, perché non c’è speranza, non c’è alternativa, così credono, gli fanno credere che è così. E loro, difendendo i loro stessi aguzzini, sono i primi a recitare il ruolo di vittime sacrificali, perché quando quelli come me, e come te, vanno a dirglielo,  che dovrebbero, potrebbero ribellarsi, pretendere, emanciparsi - tu magari sei già predisposto a farli ribellare, con un modo di pensiero tipico della tua epoca, in cui funzionavano ancora le rivoluzioni - ci si accorge che non c’è più niente da salvare perché anche se riuscissimo a migliorare qualcosa, siamo talmente arrivati oltre la soglia del non ritorno, è ormai talmente terminale questo malato che anche se gli fai recuperare l’utilizzo della gamba destra ha talmente altri problemi che comunque non ha senso insistere…quindi resta il fatto che le persone devono fuggire dalle collettività, almeno mentali. Io posso stare, almeno apparentemente, a fare una vita anche sociale ma, mentalmente, intellettualmente, come te, siamo per pochi, stiamo con pochi.

Te lo dissi: noi non ci perderemo di vista. Noi non ci perderemo nel mondo, nel mare, in questa pangea di stronzaggine. Siamo lontani? Non ci vediamo più dal vivo? Mi dispiace, ci siamo conosciuti da pochi anni, ci siamo vissuti relativamente poco,  ma la qualità è alta, e lo sarà sempre, e anche il giorno che tu, per anzianità, te ne andrai prima di me - perché io come sai me ne andrò a 110 anni, quindi fra 70 anni -  per carità cambierai stato anche tu, un’ennesima evoluzione, ma non ti perderò neanche lì, come non perderemo Mattia, perché io so cosa c’è oltre il velo, cosa c’è oltre questa ennesima crescita che è la fine del corpo terreno, e poi il ritorno nella quarta dimensione.

 

LA CALDAIA

Io ho perso il mio…non dico maestro, ma era una persona con la quale ero al 98% compatibile, aveva 70 anni,  è morto a ottobre,  una persona con cui ho diviso anni,  uno che mi ha insegnato tantissimo,  che  - ho scoperto - veramente era simile a me, simile di carattere, simile come attitudine verso il fare del bene e in che modo fare del bene, e comunque questo individuo è morto di vecchiaia, era uno che ha avuto una vita di un certo tipo, è sempre stato osteggiato da tutto e da tutti, nonostante facesse cose incredibili, in una maniera che io forse ci arriverò negli anni ad essere una virgola di quello che era lui. Ho perso lui, ma come è successo in questo caso tragico della caldaia, per l’ennesima volta, nelle meditazioni, nelle introspezioni, io lo vedo, ci parlo, abbiamo riso e pianto, abbiamo parlato di tante cose, ho chiesto anche a lui di aiutare Mattia, nei giorni del passaggio, un’anima così giovane, che sarà stata anche poco condizionata dal mondo vero, ma al tempo stesso quel poco che lo ha condizionato lo può aver reso “stolto”, durante questa fase, e quindi, a modo mio, ho mandato delle entità positive, per accompagnare in zona di sicurezza quella famiglia, perché Il ragazzo io l’ho conosciuto, era introverso, era buono, era una persona che veramente io ho accusato più del normale.

Non lo so, di solito non sono mai così esposto al dolore, tanto più per la morte, che considero semplicemente un passaggio, al quale ci si arriva o per stupidità o per naturale conseguenza del vivere, però quando succedono cose di questo genere, un conto  può essere una malattia gravissima, un incidente, ma morire così vuol dire davvero morire per motivi attribuibili alla fatica del vivere, perché - ripeto - c’è solo da prendere atto che le persone che non possono vivere serenamente devono sopravvivere, soprattutto nei  mesi freddi, che siano anziani, che siano poveri,  che siano proletari, la gente deve sempre provare a sfangarla, e la volta che non gli va bene, muoiono. Quando muori, è una tragedia per l’umanità, al tempo stesso l’umanità se ne fotte,  va avanti, mangiano, ridono, comunque vanno a dormire lo stesso, guardano la partita in tv,  perché non c’è sensibilità, a nessuno gliene frega niente, nessuno si rende conto che queste cose sono anche per noi, che dobbiamo stare attenti, dobbiamo fare caso a quello che succede nelle vite degli altri, perché quello che è successo a  quella persona, domani può succedere a me.

Quelli come noi, che si sono svegliati, con la grinta, con la rabbia , con l’intelligenza, e ci sono riusciti a fare mente locale, riusciranno anche nel tempo ad ottenere degli avanzamenti nelle loro esistenze, insieme a quelli che avranno la costanza di ascoltarli, e io e te infatti, anche se siamo divisi da tanto spazio, tanti chilometri e tante nazioni, rimaniamo in contatto e io ti tengo a cuore come se ti conoscessi da sempre, mentre le persone inutili, quelle sono al mondo perché c’è posto, continuano ad alimentare questa brutta visione che io ho quando guardo fuori da me.  Fuori da noi ci sono gli altri, e gli altri sono quasi sempre così tristi da guardare, tristi da sentire, orribili da sopportare.  Fortificarsi, emanciparsi,  avere una doppia vita se non si vuole proprio apparire scontrosi, orsi e asociali,  però non c’è da aver paura di niente.  Il mio dispiacere è che un ragazzo giovane  ha avuto l’onere di andare dall’altra parte indubbiamente senza le nozioni giuste per fare questo passaggio meno traumatico possibile.  Certo succede lo stesso, perché le cose succedono lo stesso, che uno volente o nolente dalla pubertà all’adolescenza ci passi, però c’è chi ci passa sereno, chi passa con le conoscenze relative, e c’è chi ci passa in maniera traumatica perché non è pronto, e sono persone che non accettano, non riescono a capire, come mai il loro corpo cambi, la loro mente cambi.  Quindi le cose avvengono lo stesso nell’universo, ma un conto è farle avvenire con giudizio e un conto è farle venire come vengono, perché lì arriva la sofferenza, dire dolore nella vita è naturale, ma la sofferenza invece no, quella ce la autoimponiamo perché siamo scemi, e per evitare la sofferenza bisogna avere la cultura e la conoscenza, e la conoscenza non è a portata di tutti perché non ci hanno neanche più permesso di avere un equilibrio mentale nel quale poterci rendere conto di avere bisogno della conoscenza, oltre a sottrarcela proprio in qualità di informazioni che ci nascondono, irrorando la nostra vita con caos e spazzatura di ogni genere, paure sciocche, obiettivi farlocchi, ambizioni stupide, distrazioni a gogò…e poi? Le cose vere? Cosa fai? Se hai bisogno di cultura vai in biblioteca, vai in chiesa? Dove vai, a scuola? Ma quando mai… No guarda, quattro in pagella anche stavolta all’umanità per l’ennesimo fallimento di questo buonismo, di questo umanismo, che dovrebbe essere permeato almeno di calore umano, tanto più in una comunità piccola come la nostra.

 

IL CIBO SCADUTO

E’ triste, tristissimo, bisogna sempre sperare di non aver bisogno della collettività perché fai una triste fine, e tu che ora sei, come ricordo, con problemi sia fisici sia economici e legali, sei solo. “Esistono tutte le strutture possibili immaginabili, che devono sostenere l’individuo nell’indigenza, nella situazione difficile” e tu invece ti ritrovi a essere solo, malmesso, malvisto, e anzi sei di peso perché cazzo questi qui delle istituzioni, minchia sei sempre lì, come se tu volessi essere lì…no no no no, mi dispiace, io faccio su la mia roba, scompaio nel nulla, dal giorno alla notte, a piedi vado!  Vado dove mi guida l’istinto, c’è un treno che parte? Io piglio il treno e vado, sparisco! Devo morire? E muoio. Finisco in una fattoria dove vengo apprezzato, mi danno un lavoro, un vitto, e divento ben visto e ho una vita dignitosa? Sto lì mesi, anni, poi andrò altrove, non sto lì a morire aspettando che la società, la collettività in cui è maturata la mia autodistruzione diventi qualcosa di diverso perché le cose non diventano diverse, quando un cibo è scaduto non è che ti aspetti che torni a essere qualcos’altro, quando un cibo è scaduto può solo peggiorare.

Non c’è niente sa salvare ormai,  bisogna essere realisti, comunque dai, ho sentito i ragazzi, mi sono aperto anche con loro, e niente, di là si sta meglio, e quindi c’è poco da aver paura, però bisogna sempre ammettere che è brutto essere estrapolati dal gioco in maniera così traumatica, in maniera così…anticipata. Perché la vita, se non si è scemi, è un viaggio meraviglioso, dove si impara, si gioisce di tante cose. Se si è stolti e mal consigliati, diventa invece un calvario quotidiano, sono i motivi per cui  soffrire non è naturale.

_  Ho appena finito di mangiare delle penne congelate. E’ stata una giornata infernale e potevo solo ascoltarti. Ancora una volta ho vinto una battaglia, ma non è importante, anche questo fa parte del gioco. Poi sono un po’ crollato a letto fino a poco fa. Ho preso una tachipirina e ho sudato, trovandomi ora qui seduto a tavola, a riflettere sulle tue parole, che non posso che condividere, potrei averle dette io, forse sono un po’ più ingenuo, più ottimista di te,  o forse siamo tutti e due un po’ più ingenui, più ottimisti di quello che sembriamo.  Ma quello che tu dici è talmente vero, in ogni parola, che se mi permetti, vorrei utilizzarlo per un articolo. Non so se potrebbe aiutare qualche mente ad aprirsi, ma penso che se uno solo, fra mille, capisce, già c’è qualche speranza. Lo so che siamo al punto di non ritorno, che il cibo è scaduto, ma in fondo tutti quelli che sono destinati a sparire, la mediocrità di cui parli,  non fanno parte del gioco, no? Quello che rimane è quello che conta, la conoscenza che rimane. Basta uno solo che riesca a trasmetterla, e la conoscenza non muore, la lingua non muore, il pensiero non muore, poi se tutto è inutile almeno ci abbiamo provato, capisci? E se qualcuno ti capisce, se qualcuno ti apprezza, in fondo non è poi così importante, quello che è importante è quello che riesci a trasmettergli. Quando sono andato a quell’oratorio, perché mi hanno chiamato, con loro non c’era nessun adulto, c’erano solo praticamente i ragazzi nella sala, quasi tutti, confusi, mani strette, mi hanno abbracciato, qualcuno piangeva, e poi dopo…finito tutto, sì, come dici,  perché c’è anche un’esigenza vitale di sopravvivenza, perché c’è questa povertà mentale che nasce, ha origine nella povertà reale, nei limiti della possibilità di fare, e loro sono troppo legati a questo status quo di “non puoi, non sei”, “è inutile che fai perché tanto sei e sarai sempre così”. E che palle! Vi sono quelli che meritano di essere così, ma ci sono quelli che vorrebbero uscirne e ricevono solo mazzate, gente che vale, che potrebbe avere delle possibilità, che potrebbe far tanto per questo mondo, che si lascia andare insieme a lui. Noi siamo in due, ma forse siamo molto più di due. Forse qualcosa si può fare. Perché no? Provarci, lasciare qualcosa, avremmo già fatto tanto per gli altri e anche per noi stessi. Per lo meno non ci sentiremmo merde al momento del trapasso di cui parli.

Ah, ti informo che, se tu pensi di morire a 110 anni, io ho già un accordo per i 200, quindi non ti fare troppe illusioni, Cioè io farò finta di andarmene, capito, farò finta ma starò qui a rompere le scatole a tutti quelli che me le hanno rotte per tutta la vita, per cui mi divertirò un casino, e poi andrò a fare quello che dovrò fare.

Senti, quando puoi fatti vivo, è un momento di solitudine questo, io ci sguazzo nella solitudine eh, per me è il mare, non so se l’hai mai provato, nuotare in mare aperto, andare sotto e guardare la superficie, e hai il mondo dentro di te, quindi non è poi così male, però se questa cosa la puoi condividere è una gran cosa.

Ciao, e mi raccomando, non cambiare troppo, perché in fondo siamo già forti così. Il mare siamo noi.

***

(Anche su Facebook - Mattia, la caldaia e il cibo scaduto)


Cristiano Sias

Autore: Cristiano Sias

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