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Scritto da Gianfranco Pasanisi. Pubblicato in Prosa il 22 Gen 2017.
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«Lucio, ora accendila.» Disse Mafalda con tono stentoreo. Agitò quindi il ventaglio con movimento convulso della mano, sospingendo più aria possibile verso di sé.

«Cosa?» Le rispose Lucio distrattamente, emettendo uno sbuffo seccato e tamburellando nervosamente con le dita sul volante.

«L’aria condizionata.» Proseguì lei perentoria. Poi, sdegnosa, volse lo sguardo alla sua destra in direzione del guardrail. Accompagnò quelle parole aprendo e chiudendo lentamente e ripetutamente il pavese di carta stampata. Con quel rituale e il linguaggio del ventaglio, gli aveva detto: sei crudele.

Lucio la guardò con stupore catatonico, opponendo alle provocazioni gestuali e verbali della donna un salutare ed eloquente mutismo. Poi si riappropriò della favella e le gridò in faccia tutto il proprio disappunto: «Hai già dimenticato? Due minuti fa mi hai detto di spegnerla.»

«Sei insensibile. Non vedi come sono sudata? Un uomo accorto e premuroso con la moglie sa coglierle queste sfumature.» Ruggì la Tigre.

Lucio le lanciò uno sguardo che era un misto di sfida e risentimento.

«Sono stufo dei tuoi capricci.» Latrò e le snocciolò con veemenza compulsiva tutte le incomprensioni e le incongruenze del loro matrimonio.

Si rafforzò in lui la consapevolezza di quanto difficile fosse diventato vivere con Mafalda - etimologicamente forte in combattimento - e quale azione di logoramento fisico e psicologico, lenta e continua, lei attuasse col suo modo di fare.

Fu così che su un’autostrada intasata dal traffico, sotto il sole infuocato d’agosto, in un incandescente abitacolo di una gabbia di latta ed in coda ad una fila interminabile di auto si rappresentarono le “prove generali” di una farsa che volse in tragedia al rientro da una vacanza d’inferno.

E fu così che quella sera la Polizia rinvenne il corpo esanime di Mafalda, riverso su una poltrona della camera da letto con intorno al collo, ben stretto, il cavo di un condizionatore.

E sui giornali si scrisse di quell’uxoricidio consumato tra le mura domestiche ma premeditato da un marito stressato su un’autostrada dall’asfalto rovente e in una giornata agostana di sole cocente.


Gianfranco Pasanisi

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