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Scritto da Gianfranco Pasanisi. Pubblicato in Prosa il 02 Gen 2017.
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Le isole e le piramidi

 

 

 

Quando Pippi, mio compagno delle Commerciali, mi telefonò ero a letto con una febbre da cavallo.

«Oggi, Saracinoha fatto una strage» m’informò. «Ha dispensato i suoi “due” a piene mani,al pari del “Seminatore” di Millet. Ha tenuto poi una barbosa lezione sulle isole di Langerhans e sulle piramidi del Malpighi. La classe era,al solito, sonnacchiosa… C’è stata una tale esibizione di sbadigli e di ronfi che l’aula sembrava un dormitorio pubblico.»

«Ah! Dimenticavo!» Continuò ridanciano e spietato: «mi ha pregato di dirti che,quando sarai ristabilito,ti interrogherà su questi argomenti.»

Alla ferale notizia, nonostante avessi da poco preso un antipiretico, la febbre toccò il picco dei quaranta gradi e lì si assestò fino a che non ebbi ben assimilato la cosa.

Poi, subentrò in me la rassegnazione nella consapevolezza che non avrei potuto deviare, in alcun modo, il corso del mio destino scolastico.

Ritrovato a fatica il mio equilibrio interiore, fu allora che la temperatura corporea cominciò a diminuire.

Raccolsi tutta la risolutezza della mia volontà e dissi a me stesso: «Questa volta Cerbero non mi frega. Andrò preparato a puntino.»

 

Ciò che racconto può sembrare strumentale esagerazione. Ma così non è. Se voi aveste conosciuto il Professor Luigi Saracino, docente di Geografia e Scienze presso l’Istituto “Luigi Einaudi”di Manduria,comprendereste appieno le ambasce di allora.

L’amato precettoreera privo di ormoni sessuali. Acido e ostinato “zitello”, restava insensibile alla vista delle sue allieve dalle belle gambe, dai seni prosperosi e dalle minigonne audaci.

Ciò la diceva lunga sulla sua specificità rispetto agli altri docenti dello stesso sesso che, seppure dignitosi nell’esercizio delle loro funzioni, dimostravano di fronte a tali bellezze timidi, riservati, discreti sommovimenti ormonali… E di avvenenze nella nostra sezione ce n’erano. E tante.

Le studentesse erano disperate. Le loro grazie, i loro ammicchi rivolti ai docenti per questuare un voto in più, restavano lettera morta con l’incorruttibile e frigido Luigi.

Egli, seppur dotato di una profonda preparazione nelle materie di insegnamento, era tuttaviaassai carente in comunicazione. La voce monocorde, la cadenza monotona e ripetitiva del suo eloquio provocavano un effetto soporifero più efficace di un’abbondante dose di anestetico per bovini.

Era, comunque, il terrore degli studenti della IVªC.

Entrava in classe con imperturbabile disinvoltura e già prima di augurare il buon giorno,era seduto dietro la cattedra col registro aperto davanti agli occhi.

Quindi, faceva scorrere il dito indice sull’elenco alfabetico dei cognomi e pronunciava il fatidico, graditissimo invito… «Veenga!» Sempre lo stesso, immutabile nel tempo, come un reperto archeologico sottratto all’incuria degli uomini e gelosamente custoditonella teca di un museo.

Quando il dito indice superava la metà dell’elenco, gli alunni da AmadulliCristina a GennariVittorio esalavano un respiro di sollievo e uno zeffiro aleggiava per l’aula, un venticello d’autunno, di manzoniana memoria, soffiava discreto,quale sintesi dei sospiri liberatori dei fortunati esclusi.

Ma gli amati discepoli, da IannuzziSaverio a ZampilpulzoMichele, trattenevano il respiro col pallore della morte sul viso che, man mano, diveniva cianotico.

Quando il docile dito si fermava su un nome e il professore designava lo sventurato destinatario dell’interrogazione, ilsoffio degli scampati provocava uno sciroccale, caldo e umido spostamento d’aria.

Ma Saracino aveva un altro strano vezzo:nell’esprimere la valutazione sul rendimento degli alunni,non conosceva la scala dei valori da zero a dieci.

Se riteneva il profitto inferiore alla sufficienza propinava il due, quando questo era da sufficiente ad ottimo, elargiva l’otto.

Un punto interrogativo al fianco del nominativo voleva dire: soggetto dallapreparazione dubbia. Da verificare.

Un buon risultato era accolto da lui con un sogghigno di soddisfazione, un pessimo esito era sottolineato da un commiserevole sguardo di superiorità. Una smorfia sadica si disegnava sul sorriso sardonico che faceva trasparire una dentatura giallastra, ormai dominio incontrastato del tartaro.

 

La notte successiva alla telefonata del mio amico, in preda alle allucinazioni della febbre, ebbi gli incubi.

Cercai di rinverdire nel mio cervello ottenebrato dalla piressia le mie conoscenze geografiche in fatto di isole e piramidi.

Mi sovvennero le piramidi di Giza: di Cheope, di Chefren, di Micerino, le piramidi del Solee della Lunain Messico, la piramide Cestiaa Roma ma le abominate piramidi del Malpighi, proprio non mi sovvenivano.

Provai ad immaginare chi fosse Malpighi,per me emerito sconosciuto. Mi rappresentai un esploratore che, in sahariana e casco coloniale, effettuasse delle perlustrazioni nel deserto alla ricerca di tesori archeologici nascosti sotto dune di sabbia.

Di Langerahans, invece, pensai si trattasse di un navigatore che in epoca a me ignota avesse scoperto delle isole, forse nell’Oceano Pacifico, Atlantico, Indiano o chissà dove e in quale angolo sperduto del globo terracqueo.

Benché fossi assillato da tali interrogativi,quella notte, comunque, riuscii a guadagnare il sonno.

Sognai il professore Saracino stretto in un costume da bagno d’altri tempi, di quelli a strisce bianche e rosse con le brache lunghe fino al ginocchio, che sopra una sdraio prendeva il sole nelle isole di Langerahans. In lontananza si stagliavano, solenni e imponenti, le piramidi del Malpighi.

Nel sonno pensavo: ora capisco perché la carnagione del malvagio è così scura. Il Tizio si dà all’abbronzatura.

Quando mi svegliai mi scoprii agitato.

 

Rimessomi in salute, affrontai, al pari di un domatore, il leone nella sua gabbia.

Avevo studiato fino all’esaurimento delle mie residue forze, conoscevo l’argomento a memoria ed aspettavo con il coraggio di un gladiatore quel fatidico Venga seguito dal mio cognome. Mi sentivo carico, sicuro di me, implacabile, vendicativo.

Finalmente giunse il momento di quel premonitore Venga e già prima che il mio nome fosse pronunciato da quelle odiose labbra ero a lato della cattedra pronto alla tenzone.

«Pasanisi, cosa sono le piramidi del Malpighi?»Midomandò senza molta convinzione, col solito ghigno beffardo, manifestando totale scetticismo per la risposta corretta che, a suo giudizio, non avrei saputo dare.

Inspirai profondamente l’aria nei polmoni e con l’impeto di uno tsunami risposi con una mitragliata degna della scarica di un M12: «Sono formazioni del rene a forma di cono. La zona midollare del rene è organizzata in otto – diciotto di queste formazioni coniche. La zona corticale è quella più esterna che contiene i nefroni che sono le unità funzionali del rene. Prendono il nome da Malpighi, medico, anatomista e fisiologo italiano vissuto…»

Cerbero mi fermò col gesto della mano. «Basta così» disse.

Dopo una pausa riflessiva l’infido continuò: «In quale oceano sitrovano le isole di LagerhansL’ingannatore credeva di avermi preso in castagna. Non mi feci intimidire e con sicurezza risposi: «Le isole furono scoperte nel 1869 da Paul Lagerans»E qui mi zittii per un attimo… Volevo godermi appieno la sensazione che la sua perversa idea di avermi fuorviato gli procurava. Quando ritenni di potergli infliggere il colpo finale proseguii: «sono agglomerati di cellule, sfericiconcentrici, altamente vascolarizzati, situati nel pancreas.»

Il chiarissimo, eloquentissimo professor Luigi Saracino, docente di Scienze e Geografia presso l’Istituto “Luigi Einaudi”di Manduria, ebbe un debordante versamento di bile.

Non sapeva, l’ingenuo, che in biblioteca comunale avevo consultato l’Enciclopedia Treccanie da essa avevo tratto la mia ineccepibile preparazione.

Suo malgrado, mi elargì un otto, splendente come un asso di denari e della stessa forma dei fichi secchi accoppiati… Che io prediligo per il loro gusto zuccheroso.

A pensarci bene,con quel voto avevo addizionato irisultati delle precedenti interrogazioni. Quattro interrogazioni col punteggio di due, sommate, fanno esattamente otto.

<< Repetita iuvat>>,pensai.

La prossima volta mi faròinterrogare sulle “cornicolate “. Chissà che non meriti un altro otto.


Gianfranco Pasanisi

Autore: Gianfranco Pasanisi

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