Improvvisamente si squarciò il nulla e un brillio insinuò il pensiero.

Immersa nel buio della notte camminavo lentamente, lo sguardo fisso davanti a me, tutto ciò che si muoveva nel vento pareva ombra. Ad ogni movimento di foglie e rami appariva un luccichio di gocciole iridescenti.

Il cielo all'orizzonte riluceva stranamente e rimandava, nitide, le forme tutt'intorno.

I miei passi avanzavano sul terreno soffice e umido, qualche foglia, calpestata, scricchiolava.

Poche decine di metri più avanti una grande quercia, senza più foglie, mostrava un grosso ramo abbattuto dal vento e dondolava, triste e nero, appeso ancora per poco al grosso tronco e sgocciolava della pioggia recente che correva lungo le pieghe della sua corteccia.

Mi fermai a guardare e attesi calma cercando di comprendere dove mi trovavo.

Il vento si faceva sempre più forte e il terreno inzuppato non scricchiolava più per le foglie secche, i miei passi divennero silenziosi e l'umidità tra l'erba entrava nelle scarpe.

C'era qualcosa di solenne nell'aria che, luccicando, induceva la sosta. Non pensavo minimamente a muovermi, lo sguardo sempre fisso davanti a me su quell'albero imponente. Ed ecco, come un vecchio stanco per il molto camminare la grande quercia vacillò, piegò visibilmente il tronco a la terra intorno ad essa si smosse. Attesi ancora fissando ogni contorno dell'albero e dei suoi rami che rilucevano nel chiarore perlaceo della notte, ancora un forte colpo di vento, questa volta il tronco si piegò violentemente rimanendo in precario equilibrio sulle radici in parte divelte. Rimase così per un attimo, poi lentamente, gemendo sotto il peso del vento schiantò al suolo e rimase immobile.

Solo le sue gocce d'acqua continuarono ancora per un po' a scintillare nel buio.

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