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Stavo seduto nel mezzo d'un bosco, la schiena appoggiata ad un ceppo che uno spesso strato di muschio rendeva soffice.

Fin dal mattino ero immerso nelle riflessioni di un libro tra i miei preferiti quando, d'un tratto, intravidi un luccichio fuggevole fra il tremolare delle foglie e un ramo scricchiolò sensibilmente, fin quasi a spezzarsi.

Poi fu silenzio.

Qualcuno s'era insinuato nel fitto ed ora tentava di nascondersi tra le alte piante, spostandosi rapidamente da un tronco all'altro... questo breve tramestio aveva attirato la mia attenzione, distraendomi dalla lettura.

Alzai lo sguardo e incrociai due iridi dorate, sgranate e impaurite forse più di me ma non colsi l'intera figura che già si stava confondendo nel verde della folta vegetazione.

Con un balzo mi alzai per rincorrere quell'essere evanescente  ed etereo che mi aveva rapito il cuore con l'unico sguardo. Fuggendo lasciava labili tracce sul muschio e tra le foglie cadute al suolo, ancora un attimo e l'avrei perduta irrimediabilmente. Seguivo le sue piccole orme con attenzione, cambiava continuamente direzione, si fermava improvvisamente, poi riprendeva la corsa leggiadra, come sapesse esattamente e ad ogni istante che fare, dove andare... ed io la seguivo senza esitare.

Improvvisamente, più nulla.

Tutt'intorno ai molteplici verdi ripiombò il silenzio del tardo pomeriggio, ogni traccia cessò come per magia. Mi fermai, mi guardai intorno. Tra gli alti cipressi al limitar del bosco intravidi una radura, declinava dolcemente verso il piano.

Era punteggiata qua e là di grossi macigni resi lisci dalle intemperie, apparivano come radi animali intenti a brucare l'erba. Tutto era immobile. V'era un'immobilità quieta e sovrannaturale che m'impediva di proseguire.

Attesi qualche minuto per accertarmi di essere solo, poi m'inoltrai sul terreno erboso, i miei passi non producevano alcun rumore, la rugiada della sera imminente inumidiva i miei piedi, l'aria era tiepida e profumata.

Il sole, ormai basso all'orizzonte, declinava diffondendo d'intorno la sua luce di un morbido colore ambrato, allora la intravidi.

Si stagliava indistinta a poca distanza da me.

Sul corpo nudo e sinuoso era delicatamente drappeggiato un tessuto trasparente ed iridescente, pareva vitale, con esso si proteggeva le mani, il volto. Un'emozione indicibile sprigionò i miei pensieri più reconditi mentre cercavo di rammentare da quale dei miei ricordi fosse scaturita una creatura simile a questa.

Non ebbi il tempo di scavare nel passato, la Silfide si accasciò tra l'erba e fu scossa dai singulti come un bimbo abbandonato e addolorato. Mi avvicinai cautamente, non dava segno d'aver colto i miei movimenti, nella mente cominciavano a nascere le mie commozioni più vive, mi ricordai una frase letta poc'anzi, mentre stavo seduto tra gli alberi del bosco: “Le poesie nascono alla fonte delle parole e traducono emozioni, sensazioni, sentimenti... ”

Come una bestiola ferita, se ne stava accovacciata ai miei piedi, incapace di fuggire, o forse non poteva più fuggire... pensai al libro e al suo contenuto, ai moti suscitati in me, da quale occulto anfratto s'era sprigionata, da quale dei turbamenti che la tenevano incastonata, catturata... era fuggita?

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