L'inverno seduto fumava il suo gelo.
All'orizzonte la linea era sfibrata.
Uccelli fantasmi fendevano il velo,
di una grassa nebbia, oziosa e annoiata.

Si intuiva d'intorno il niente di un'illusione,
poi un fiammeggiar di calore avvolgente,
un prisma accecante di luci e rifrazione,
di un uomo al centro di un continente.

Vedeva montagne inchinarsi a pianure,
guardò il cielo, lassù era incastonato il sole.
vapore tremolava orizzonti, di fiato e calure,
lui dentro camminava altre estati, di terre e parole.

Intimorì la notte un brivido alla schiena,
ma l'ombra fu gentile a rinfrescar la pelle.
Il vuoto ombreggiava la volta serena,
a fecondar quel buio, filtravano a fiumi, gocce di stelle.

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