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Scritto da Carmen Cantatore. Pubblicato in Poesie il 31 Mag 2022.
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Ungerò il mio corpo con olio profumato,

essenza di nardo.

E di unguento e balsamo

lenirò ferite lacerate.

Su candidi lini deporrò le membra

quando stanche staranno

nell'immobilità del sonno eterno.

Chiuderò gli occhi.

Pesanti, le palpebre, saranno usci

e discrete cortine di silenzio.

Ho dentro, nell'anima, portoni pesanti d'indiscrezione.

Sfondati e oltrepassati in mortificazione.

Porterai il tuo sasso gravoso,

lo poserai sul mio sepolcro

con mani tremanti brancolanti nei ricordi

sudario del nostro vivere.

Essenze.

Umori e nostalgie.

Retaggi di pelle, in legni e resine,

tra anfratti violati, espugnati, sofferti e donati.


Carmen Cantatore

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  • Ben rivista Carmen, eppure in questi versi leggo un sottofondo di disordine lacerante, polvere di millenni, quasi un volere e non volere una fine prossima. Così è se non vi pare... Forse è il momento di rialzarsi dalle cadute e respirare aria di bosco.

  • Effettivamente hai percepito una parte del mio pensiero Cristiano.

  • Continuando il mio itinerante viaggio , alla scoperta di autori a me ancora sconosciuti sul sito “nuovapoesia”, mi sono imbattuta , oggi, in questi affascinanti versi e, in modo particolare, mi sono soffermata sul titolo , dove s’intravede il filo conduttore che lo lega a tutta la poesia.
    Il titolo “ Di falce e di terra” già la dice lunga sulla tensione creativa nel suo nascere.

    Il versi poetici, nella loro interezza, sono un chiaro richiamo al testo biblico sulla reposizione di Gesù di Nazaret che l’autrice ha avocato a sé utilizzando il bisturi della penna per incidere passaggi dolorosi e sofferenza quando “….. le membra stanche staranno nell’immobilità del sonno eterno……”
    Il simbolo della triste mietitrice (la falce), non è un dettaglio marginale fine a se stesso ma diventa rivelatore nel momento in cui si falciano “…..con le mani tremanti….” , i ricordi . Un viaggio indietro nel tempo , una porta rimasta aperta sulle “…..palpebre….” , incapaci di lenire il dolore causato dal flashback dei ricordi.
    Un altro simbolo importante del testo è il “nardo”. Nella Bibbia il “nardo” è un olio profumato, simbolo dell’amore fedele fino a dare la vita, nel “Cantico dei Cantici”, indica un amore immenso, senza paragone. L’autrice, con maestria, utilizza questo simbolo, lo fa suo per lenire “…..le ferite lacerate….” e quando quei “….canditi lini…” avvolgeranno il corpo, alla fine , non resta che portare quel “….sasso gravoso….” per chiudere una vita (una storia?).
    Intravedo, in chiusa, qualcosa che non può sfuggire: “ …. Retaggi di pelle, in legni e resine, tra anfratti violati, espugnati, sofferti e donati”.
    Nonostante le sofferenze, l’ultimo versetto“ risorge” a nuova vita , quell’ultima parola “….donati” che chiude la poesia, diviene una ricerca di pace interiore per tornare a respirare la pura essenza dell’amore, quello di donare senza aspettarsi niente.
    Spero di non aver stravolto ciò che l’autrice voleva esprimere con i suoi versi.

  • Michela carissima, ho letto con attenzione la tua analisi e devo dire che sei entrata nel mio pensiero con eleganza e attenta interpretazione. Studio ebraico da molto tempo, in un modo molto articolato, comparandolo con gli aspetti culturali non solo del popolo di cui si narrano le gesta ma, anche, delle varie acquisizioni che esso, il popolo, ha portato con sé nelle/dalle varie deportazioni e migrazioni. Nulla è caso, niente è destino ed io mi ci riconosco in questa eclettica cultura dalle molte sfaccettature e direi che ci sei. Si interpreta sempre con gli strumenti anche personali e penso che molti di questi strumenti siano in comune tra di noi. Ti ringrazio, cogliere il tuo interesse per il mio scritto mi gratifica, molto.
    Quanto a quel sasso, non solo interpreta ciò che giustamente rilevi ma fa parte di una antica usanza ebraica, se avrai occasione di visitare un loro cimitero scoprirai che spesso sulle tombe vengono deposti dei sassolini, un segno del "passaggio" e della comunanza di emozione e di solidale dolore. Il mio sasso è pesante...

  • Oggi mi lasciate a bocca aperta. Sono ore che lavoro su altro ma ho imparato più in cinque minuti su Nuovapoesia che in ore di lettura altrove. Ben rivista Carmen, di nuovo itinerante. Se vuoi una mano per il sasso dillo, siamo "vecchietti" ma ancora in forma.

  • Grazie Cris, anche io non vedevo l'ora di tornare. Non sarà facile per i prossimi mesi ma oramai la carovana è partita, si viaggia e si procede anche se, qualche volta, a rilento. Mi cerco in bozze e trovo cose che non rammentavo... E mi diverto a riassaporarle, rielaborarle, riproporle! Quanto al sasso, si dai, tiriamo insieme... ;)

  • Grazie Carmen, per avermi spiegato un po' meglio i tuoi versi, qui da me sarà difficile notare quei "passaggi"

  • Grazie Michela, ti auguro di intersecare in qualche modo questa cultura che mi ha spalancato mente e orizzonti!
    Lo so, non è facile, ma a volte dove non arriva l’uomo (o donna ☺️) arriva l’Universo!!! Un abbraccio!

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Pensiamo che le nostre scelte possano cambiarci la vita, ma la verità è che spesso cambiano quella degli altri. (C.Sias)
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