Quanto, quanto ancora spero, Dio mio
che il tempo in me possa nuovamente scomparire. 
Ah, se le foglie tornassero a fischiare: 
non sentirei solo il sibilo, ma le vedrei danzare!
E oltre le nubi e la luna 
volerei sfidando il vento, quello vero 
che scombina i momenti delle foglie e dei suoi rami!
Oh Dio, Dio 
che sempre e comunque impregni 
dell’essenza, che non colgo 
in questa buia, inesistente via: 
manda un angelo, un arcangelo o chi vuoi!
Mandalo a ridare ragione all'insignificante 
che scombina ogni mio passo e mi proietta alla pazzia!
Mandalo, mandalo ti prego
purché sia solo di te e dei tuoi influssi 
che possa davvero impazzire o morire!
Se solo gli alberi parlassero!
Le foglie poi cantassero alle note d’invisibile spartito: 
quanti segreti ancora scoprirei!
E quante illusioni ancora decadrebbero all'istante 
e l’inutile esistenza 
di cui mai capivo e non vedevo 
e diversa non immaginavo:
rivedrei relegata in un angolo sperduto d’altro mondo!
Ogni presenza era motivo di cagione e di conquista 
e quanto più volavo sulla cresta della misera illusione: 
ancora più mi allontanavo 
dal tronco degli alberi frondosi e verdi; 
con le foglie abbandonate all'ignoto destino!
Ma perché? Perché?
Non sono forse tronco, ramo e foglia anch'io? 
Allora, perché? 
Perché, Dio mio: non m’incateni, mi spogli e mi rivesti?
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