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Potrei andarmene 
e non piangerti.
Non è complicato:
prendi le gambe, voltati, cammina.
Da lontano, ti abbraccio ancora. 
Deliziosa stretta separazione,
sentimentale morsa, presa immateriale,
vivere e morire per sua mano.

Sentiremo questo per sempre?
Potremmo pagare in denaro
oppure, per una volta, 
pentirci. Vestire il nero,
seppur di seconda o terza mano.
Di sterminio e di fiori, siamo campi.
Il sempre taciuto, mosso, qui scritto,
desiderio infelice d’amar nostalgie.

L’ampio cielo sparge caldi azzurri.
A vederli manca l’abbandonarsi al sonno,
scivolando per ultima,
la coscienza di dover dormire.
Penso però alle cose portate via,
gli orizzonti rimossi dall’universo.
Tu non ci sei. 
Allora non ci sono nemmeno io.

Quel che resta scompare,
e solo adesso io ti guardo.
come si osserva la via della seta, 
gli dei, fili d’erba o i volti bizantini nelle pagine di storia.
Non volevo dire questo,
non posso leggermi di nuovo, 
cambierei ogni parola,
ma noi sentiremo ancora questo?

Silenzio per ascoltare,
altro tace perché rumoroso.
Potrei voltarmi senza piangere.
Prendi le mani, cammina i sentieri dei dispersi, 
degli abbandonati ma perdutamente indimenticati.
Non respirando, l’irrimediabile continuare a baciarti,
morire di questo, di tutto, tranne che di morte.

Scritto, frase semplice,
Infaticabile nulla, manovale sudato
di torri operaie come domande.
Cosa vedi se guardi intorno?
Mi pensi ancora? una volta, un momento?
Sono passaggio su strade sicure,
specchiera, libreria, spazzolino, 
Tutto a suo posto, tranne me.

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Tutti i diritti riservati a chiunque
@F.M.Narrastrofe@2018

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