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Scritto da Gisella Ruzzu. Pubblicato in Poesie il 27 Feb 2018.
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Non potrò più

 

Non potrò più incontrarti
in qualche luogo della città
che ritenevo poco probabile
per incontrarti, emerso
come un fantasma macabro,
come l’oggetto più lacerante
dalle macerie della memoria.
Non ti vedrò più irrompere
aprendo squarci bui
in quella tela tesa e composta
della mia vita attuale, un po’ piatta,
lo riconosco, senza imprevisti,
ma sto cercando pace.
È così vasta questa città,
senza più luoghi inquieti
in cui passavo in fretta,
che mi rapisce un turbine
come di danza e sento l’ebbrezza
di spazi aperti e nuovi.
Sei inconsapevole, ora,
di essere tu, di andare, di volere.
Mano pietosa ti ha avviluppato
nella bambagia dolce e sei immemore,
anima rasa, senza un passato,
senza rimorsi a roderti dentro.
Qualcuno dice che è punizione.
Non c’è condanna senza ricordi,
senza l’amaro di un pentimento.
Mano pietosa che altri doveva
salvare: bimbi vittime inermi,
gole di agnelli esposte alle lame…
Altri, e non te, doveva salvare!

E… è così vasta questa città
che vi potrei annegare.

 


Gisella Ruzzu

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  • Non c'è curiosità da soddisfare sull'oggetto del dolore, pare di violare un'intimità così personale che merita rispetto, c'è però quel dolore offerto sul foglio, quell'intimità disperata posata come una pietra rovente, che anche un annegare nella freschezza di un mare o di versi scritti come una difesa non potrà mai consolare. Non esiste un perché, una possibile comprensione, un senso che possa far accettare la perdita di un bimbo. Da leggere in silenzio.

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