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Scritto da Francesco Marco Narrastrofe. Pubblicato in Poesie il 15 Lug 2017.
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Sposto aggraziati casolari cosparsi
restringendoli al decadente vicolo antico
per ritrovare almeno il dolore,
di quella leggerezza con cui ti chiamavo.

Sconfinati spazi per estraniarsi
e mi conosco per coesistenza,
vivendo più estesamente, 
provincie distese senza pensare.

Tutto questo, detto così, 
mancando chi non sarei mai diventato.
Sono quel pallido paesaggio
che un cielo d'azzurro insiste a guardare.

Poi senza volerlo
inizio a pensare a chi,
da lontano, in giorni magnifici,
non ha mai chiesto d'amarmi.

Muovi le labbra,
in altra forma non parlata,
pronunce mai sentite, 
eppure gesto.

In altro modo,
l'irrimediabile pensarti.
Fragili movenze descrivono
amore amato nonostante niente.


Francesco Marco Narrastrofe

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Che cos'è il tempo? Se non me lo chiedi lo so, se me lo chiedi, non so rispondere. (Agostino)
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