Assedio

Mi cinge d’assedio
l’ansia dei giorni
che se ne vanno,
né conosco passaggi segreti
per un’improbabile fuga.
E sopra aleggia
come una spia
l’ombra inquieta
del rimpianto.
La madre austera,
incontri infelici
hanno sottratto ai giorni
la tenerezza, ormai perduta.
Ho acceso roghi
di passioni roventi,
ho scatenato diluvi
per spegnerle,
quando il dolore
superava il piacere.
Ho saputo mordere
con la rabbia della serpe ferita.
Il mio dente ha lasciato segni
e veleno su chi mi feriva.
La tenerezza non c’era,
vergogna che solo ai deboli
s’addice, non al guerriero
che cerca libertà.
Oggi, nella mia fortezza,
sotto questo cielo
in cui rotea inquieto
il volo del rimpianto,
non sono fiera
della mia tenace libertà.
Ho provato l’argano: si è rotto.
Il ponte levatoio
non s’abbassa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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