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Scritto da Cristiano Sias. Pubblicato in Poesie il 13 Feb 2017.
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Mi dicono
sei polemico
sei pesante
un errore mitico

anche eccentrico

uno dei senzadio
che svaniscono come l'aria
quando è vicina
e distante.

Vorrebbero mi chiedessi:
allora chi sono io?

Volo sulle passioni
decidendo quanto pesare
so essere più lieve
di una brezza
o piombare sulla testa
come una montagna di sale
e sfidandole le irrido

ammirandole, le sfioro.

Sono alcune lisce
come i fianchi di una donna
altre tortuose e ingannevoli
come caricature di carnevale.


Mi urlano
sei un illuso
e ogni volta che amo
ogni volta che muoio

li riconosco nel coro

tutti con l'ostia di Dio
sulle seggiole d'oro
il culo  senza occhi
sordi ad ogni richiamo.

Dunque chi sono io:
una speranza o una memoria?

Tra la mia pelle
e la loro
sono carezze sibilanti
appuntite come coltelli
ogni piccolo graffio una vittoria
gocce di sangue come sorelle
sogni come fratelli

unica sposa, la morte.

Vivo la vita fra i baccanti.
Non ho gloria, solo cicatrici
non ho amici
solo persone che ho deluso.

E' tutta qui
la storia.


Cristiano Sias

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  • Una bella "storia" anche in senso lato, la tua e quella del mondo che va così, per chi non ci sta!

  • Uno spaccato di vita come un carosello che si ripete, sempre uguale, senza sosta, voci atone che ripetono salmodiando pregiudizi e preconcetti senza forma e senza tono, senza impegno, senza convinzione... Così, per dire...
    Piace assai... Ci ritorno...

  • E così sia per i diversi... "... e lasciate che diano un nome ai loro baci... " Neruda
    Imparassimo a leggere con altri occhi, occhiali, binocoli, telescopi o solo con gli occhi dell'anima per chi ce l'ha ancora in vita.
    No, non siamo soli...

  • vorrei lasciare qui all'amico Cristiano, come commento alla sua Poesia - che, come dev'essere una poesia, pone temi universali circoscrivendoli nel quotidiano - pochi versi di Sandro Penna il quale scrive della diversità, riferendosi, diversamente da quello che si potrebbe credere, al concetto di "diversità" in generale

    "Felice chi è diverso
    essendo egli diverso.
    Ma guai a chi è diverso
    essendo egli comune"

    Brindiamo dunque insieme, caro Cristiano e tutti gli amici e le amiche perché, come dice giustamente Carmen, non siamo soli e quel senso di solitudine che sembra si avverta forse è solo paura di essere felici

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