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Scritto da Cristiano Sias. Pubblicato in Poesie il 22 Ago 2016.
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capelli rossi.jpg

 

Ho visto che pioveva
non sono uscito, perché pioveva
sono rimasto a guardare la tua foto
ho chiuso il libro e ti ho guardata
quell'ombra sul tuo viso
che ti faceva sembrare triste
ero io che ti fotografavo

ero io eri tu
eravamo noi
è strano pensarlo ora

dopo tanto tempo tante volte
che t'ho guardata
ho visto l'orologio
dietro di te immobile
come me e solo la mano trema
e quell'ombra ero io
ho posato la foto ho mangiato

ho bevuto un bicchiere di vino
rosso come i tuoi capelli
dolce come i tuoi occhi
fermi come il tempo
come quell'orologio
come le mura
e solo la mia mano trema

ero io eri tu
eravamo noi
lo siamo ancora

ho messo la foto nella tasca
al posto dei documenti
l'ho sentita con la mano
la mia mano la tua mano
ho lasciato il libro sul comò
il portafogli nel cassetto
e sono uscito
sotto la pioggia.

(C.Sias - nella foto particolare di Danae - Gustav Klimt )

 


Cristiano Sias

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  • Un ricordo riaffiora, confonde i margini del presente, riempie le vene come il vino, corrompe il tempo... abbandoni il documento che denuncia una data sbagliata. Lo scambi con la foto che è ora tornata viva presenza (... lo siamo ancora...) e sotto la pioggia ora non sei più solo!
    Scusami per l'interpretazione: ho visto la scena a modo mio, ma le parole sono troppo vive e prendono corpo...
    Ottima collocazione di simboli: l'ombra, l'orologio, la mano, il documento scambiato con la foto...
    Ogni tassello, voluto, cercato s'incastra sapiente su quel rosso dominante e la poesia si legge fluida come la pioggia che senza interruzione continua a scivolare nell'anima.
    Così, di primo acchito, tutto poteva sembrare casuale... ma quando mai?
    Complimenti!

  • Mi è sempre difficile rispondere sulle mie poesie, oltre alla banalità di un grazie, ma lo sai. La scena l'hai vista bene, era quasi così. Il distacco improvviso, come un click nella mente, fu totale. lavarsi sotto la pioggia era fondamentale per tornare a vivere, non come un deprimersi immobile sotto la doccia. Sono attimi di morte e di rinascita troppo intensi per dire poi alla fine: ne ho fatto una bella poesia. Ho fatto una poesia, punto. Non mi sento migliore, anzi ancora meno capace, resta solo il rivivere di un sogno.

  • "Ero io"
    quella sensazione di adesso, guardando la foto, sono io e, d'improvviso, sono anche l'altro. Era un'altra persona che abitava questo me.
    Mi è piaciuta

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