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Scritto da Francesco Marco Narrastrofe. Pubblicato in Poesie il 16 Giu 2016.
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Giace su un nonnulla,
dimenticato da un qualcuno.
Pur facendo forza sulle gambe,
non c'è notte ovunque, da nessuna parte.

Non so dire con frase semplice 
di un passante dall'altro lato,
del suo clarino straniero, 
dei miei occhi tenuti chiusi.

Di quel testa di cazzo 
che sognava volare dal ponte alto.
L'eco su pietra sudata nelle caverne.
Un che di grande ancora morto,
pur essendo niente.

Ho reclamato mio 
quel fondo in cui era caduto
quel nostro esistere.
A questo punto 
non esiste tutto

e di me che sono te,
sono io quel due divisi.


Francesco Marco Narrastrofe

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Odio l'usata poesia: concede comoda al vulgo i flosci fianchi e senza palpiti sotto i consueti amplessi stendesi e dorme.(G.Carducci)
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