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Scritto da Francesco Marco Narrastrofe. Pubblicato in Poesie il 01 Mag 2016.
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Sui profili dei caseggiati,
riprende fiato un grasso tramonto,
stringe lamenti, occhi arrossati,
stringe al suo centro un cuore infranto.

Lungo i cortili acciottolati,
mi seguono voci che non comprendo.
Echi di risa da persiane filtrati,
stridono voci di un altro mondo.

Un casolare che mostra il fianco,
a quello s'inerpica il suo rampicante,
aggrappa il filare come io arranco,
ma quel tramonto è parete distante.

Tramonto stanco, di altro colore,
Gesto distratto e fioca voce,
sogno di mare senza sapore,
fuoco di legna privo di brace.

Precipita foglia, rovescia lo schianto,
del peso crollo di tutti gli autunni.
Precipitasse giù anche questo tramonto,
calpestar orizzonti di cent'anni.

Lungo il margine da pini alberato,
aghi e selciato, la strada intreccia,
rami artigliar quel cielo rigato.
di un tramonto normale, ho io mal di testa.


Francesco Marco Narrastrofe

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Iniuriam qui facturus est, iam facit. (Seneca)
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