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Scritto da Massimo Pacelli. Pubblicato in Poesie il 29 Gen 2018.
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lì. È in quel luogo.

Tra i gelsi zuccherini e i rovi: la vita,

colore del cristallo. Rammaricata.

Raggomitolata quasi sopra quel cartone.

Steso, giorno e notte, a carezzare

l’angolo del portico. Asciutto.

Secco senso di dolore.

 

Assenza. Cui nessun cuore offre: giaciglio.

 

E tutto è qui ciò che m’è uscito

per rendere giustizia a un’esistenza.

 

Rapido un soffio in cima alla lanterna e

va la scelta. Tua. Tristissima fiammella

che prende tutti i fiori e lascia: nebbie.

Pittore. Ch’ha dipinto un quadro vuoto,

senza un colore, un cenno d’estro. Eterno


Massimo Pacelli

Autore: Massimo Pacelli

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  • Ne colgo le sensazioni, ma ancora non riesco a comprendere tutto.
    Dalla chiara spiegazione nel titolo, si direbbe una libera scelta che rende soddisfatto chi l'ha fatta sua.
    Ma nei tuoi versi trovo dolore, senso di abbandono e non me lo spiego.
    I tuoi versi suscitano chiare immagini d'isolamento, quasi di una vita inutile... non capisco. Ma stento ad allontanarmi da questo grido.

  • la chiave di lettura è "la scelta. Tua. Tristissima fiammella che prende tutti i fiori e lascia: nebbie." Con ciò intendo dire che il senso di abbandono e il dolore che avverti sono i miei e non i suoi. Chi sceglie una tale vita di solitudine (interiore aggiungo) non dà modo a chi, in astratto, volesse avvicinarsi di coglierne i colori, trasparenza insomma. E questo lo trovo profondamente doloroso perché mi impedisce l'esercizio del diritto della comunione con l'umanità. Rispetto, quindi, per la scelta. Ma tanto dolore

  • Grazie per l'attenzione

  • Raramente mi accade che versi contemporanei suscitino i miei pensieri. Difficile penetrare le altrui emozioni, siano esse buone o meno, sorprende siano loro a penetrare me. Mi toccano le corde, suonandole... Grazie

  • E grazie anche per questo commento che apprezzo particolarmente

  • Te lo dissi Carmen che qui non abbiamo una persona qualunque. Prima di leggere il suo commento avevo in mente proprio i versi da lui stesso sottolineati. Vi presenterei un amico, che ora è in Inghilterra, con il quale ci scriviamo messaggi di Whatsapp di mezzora, che farebbe suo quel nome e questi versi, che si può ubriacare di mirto insieme a noi senza perdere il senso e il senno. Come me, che mi nutro di solitudine perché penso che sia l'unico modo per cogliere l'immenso, è una solitudine strana, che vorrebbe intorno a sé mille amici con cui parlarne, di quel quadro vuoto che aspetta solo noi per vedere attraverso quella tela, come un vetro che però si può aggirare, altri mille quadri e mille vite.

  • Quando percepisco pianeti silenti simili al mio mi si apre il cuore e mi ripeto: non sono sola.
    Ho Maestri e Maestri che stimolano le mie sinapsi e le trasformano in emozioni, in parole. Grazie!

C'è chi dice no, c'è chi dice no, io sono un uomo. (V.Rossi))
C'è chi dice no, c'è chi dice no, io sono un uomo. (V.Rossi))
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ester - ha risposto al commento n. 727 di La Notte

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