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                                                                                            Alfredo: “Un dì felice, eterea,
                                                                                                          Mi balenaste innante,
                                                                                                          E da quel dì tremante
                                                                                                          Vissi d’ignoto amor.”
                                                                                                          (La Traviata)

                                                                                       Don Carlo: “Io la vidi e al suo sorriso
                                                                                                         Scintillar mi parve il sol”
                                                                                                         ("Don Carlo" di Verdi)

 

 

Riposte in un cassetto, vi sono le cose che mi sono più care: una cornice d’argento con il suo ritratto e un orologio da viaggio da lei regalatomi il giorno del mio ventesimo compleanno.

Sono trascorsi quasi cinquant’anni da quella ricorrenza e ora le pieghe della mia pelle sono solchi profondi tracciati dal tempo.

Se lei fosse qui, ai miei occhi, apparirebbe la stessa di allora, una donna che la giovane età, il roseo colorito della pelle, le fini fattezze e i morbidi lineamenti del viso, rendevano bella.

È così che rivedo Liliana durante i miei segreti, quotidiani incontri con lei e la sua immagine immutabile appartiene solo a me, stampata indelebile nella mente e nel cuore. Nulla può cancellarla.

Che bei capelli: lunghi, morbidi, lucenti, neri…talvolta biondi.

Che bel sorriso…radioso, aperto, gioioso: un’avvolgente carezza.

Tremore nella voce, bramoso anelito, emozione: scoprii così di amarla.

Non la notai subito quella sera che fui invitato a una festa tra amici, in un casolare di campagna.

Intravidi solo il profilo del suo corpo; era quello di una silfide, appena disegnato dalla tremula luce delle stelle e da una pallida luna in novilunio.

Ero seduto su un muricciolo di pietra e nell’aria bruna si diffondevano le note e le parole di “Acqua azzurra, acqua chiara” di Battisti.

La musica carezzava il mio udito, i miei pensieri e faceva vibrare i miei sensi.

Quella fu, da quell’istante, la nostra canzone.

Dalla finestra aperta del casolare giungevano voci stridule di gioia, un chiacchiericcio di festa.

Lei era uscita per prendere una boccata d’aria. La luce fioca di un lampione pendulo mosso dal vento, illuminò appena la mia figura e un po’ la sua.

Mi avvicinai a lei e quando il fascio di luce rischiarò appieno i nostri volti, volse gli occhi verso di me.

Il suo sguardo era di attraente e seducente vaghezza eppure capace di esprimere, in quel momento, intensa sorpresa, intima gioia e serenità, per divenire poco dopo triste e melanconico.

Imparai, poi conoscendola, che esso era il riassunto di mille espressioni; il segno lasciato sul suo volto da sprazzi di vita, l’eloquente compendio di un reticolo di sentimenti.

 

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About the Author Gianfranco Pasanisi

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