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Written by Cristiano Sias. Posted in Poems on 18 Jan 2017.
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Registravo

il rumore delle mie palpebre

quando ti guardavo

 

pesavo

il pensiero di te

prima di addormentarmi

 

misuravo

la distanza fra i nostri corpi

mentre ci amavamo

 

stringevo nel pugno

l'atmosfera di ogni nostro incontro.

 

A chi mi diceva

che le palpebre non fanno rumore

che un pensiero non si può pesare

che la distanza è zero

e l'atmosfera in un pugno

è un nulla fugace

rispondevo:

di questo nulla

io vivo.

 

Ora che non ci sei più

che la vita è di nuovo mia

ho tutto quello che voglio

anche i sassi che raccolgo

sulla spiaggia dove ci siamo incontrati.

 

A chi mi dice

che sono fortunato

perché ho tutto

anche una bella collezione di sassi

rispondo:

di questo tutto

io sto morendo.


Cristiano Sias

50 567 53

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About the Author Cristiano Sias

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  • L'amore non ha nulla di razionale, ma il dolore per un'assenza è reale...
    Ho esaurito gli aggettivi, mi stupisci sempre, eppure ogni tuo verso è la pura verità!

  • Per me resta sempre la più significative, la più vera!

  • Hai ragione Ester, stamane ho trovato il tuo commento che mi ha riportato a questi versi che mi hanno profondamente colpito la prima volta e hanno replicato la sensazione anche oggi, come allora. Difficile trasmettere in parole, una specie di squarcio nell'interiore che ha liberato un dolore e una percezione similitudine di altri sentire. Indubbiamente molto penetrante e penso che Cristiano sia da ringraziare per queste emozioni...
    Un caro abbraccio...

    Comment last edited on about 7 months ago by Carmen Cantatore
  • Grazie, anche per me ogni volta è così, pensando che non diamo mai troppo valore a quello che facciamo, o ne diamo troppo alle cose sbagliate. Una volta si diceva che chi scrive poesie, anche fossero migliaia, non ne ha mai più di dieci "speciali". Dopo anni ora so che questa è fra quelle, mentre l'ho sempre considerata poco, un po' come certi amori di cui comprendiamo il valore solo quando sono già sfuggiti dalle dita.

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Odio l'usata poesia: concede comoda al vulgo i flosci fianchi e senza palpiti sotto i consueti amplessi stendesi e dorme.(G.Carducci)
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