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Scritto da Cristiano Sias. Pubblicato in Note e pensieri il 21 Giu 2016.
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Cos’è che vi eccita tanto nel fare del bene?  E’ forse l’amore per gli altri, un sincero senso di solidarietà, una bontà d’animo che trabocca, oppure quel sottile piacere del controllo, dell’esercizio di un potere, nell’affermazione di una personalità altrimenti frustrata dagli eventi della vostra vita personale e/o professionale? Perché io non sono come gli altri, che gli basta prendere e prendono, che non guardano in bocca al caval donato e non sputano nella minestra dove mangiano, perché accettare è umiliante, perché il cavallo può essere un imbroglio e nella minestra può averci già sputato il cuoco. E voi, che non siete che gentucola, alla pari della gente che aiutate, placando la vostra coscienza sotto un velo spesso di ipocrisia; cosa credete di aver fatto aiutando una persona, se poi non lottate contro ciò che l’ha messa in quella situazione, ma anzi lo favorite, giustificate quasi, lo votate anche, quel sistema che “è sempre stato così”, perché in fondo vi ha permesso di stare meglio di lui e di…aiutare uno più sfortunato, e questo vi fa stare bene, vi fa sentire meglio. Lo fate per voi stessi, non per loro…voi, VOI non vi salverete per questo, perché non siete belle persone, perché non arretrate di un passo in favore di nessuno, e perché la bontà sincera non chiede mai nulla in cambio, la bontà sincera non fa elemosine, ma difende la sua verità contro ogni falsità, ogni mediocrità e cattiveria. Meglio chi ti ha condannato, derubato, ridotto in questo stato con crudeltà e sadismo, in totale assenza di scrupoli,  perché almeno da lui sai cosa puoi aspettarti. Ma voi, VOI non siete che gentucola più sfortunata di loro, che avrebbe bisogno di essere aiutata più di loro, perché avete smesso di vivere, di amare, di sognare, per essere soltanto un piccolo, minuscolo e inutile ingranaggio di falsità e povertà spirituale che credete, poveri meschini, di guarire con un gesto di altruismo. Ma chi può farlo, se le voci degli invisibili non chiedono che pane? Solo voi potete farlo. E se voi non vi aiutate, che Dio vi aiuti.


Cristiano Sias

Autore: Cristiano Sias

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  • in ogni. caso, anche se ipocriti,farisaici ed in fondo egoisti , meglio che si scarichi la propria coscienza restituendo agli altri un pò di quello che si è tolto, piuttosto che non ridare nulla, no? Lo dico da ipocrita egoista che ogni tanto si lava la coscienza. Non so a chi fosse rivolta la tua nota, Cristiano, che motivazioni tu abbia, ma da privileg.iata dal destino, qual sono, mi sono sentita toccata .

  • Capisco che tu ti sia sentita toccata, ed è giusto così. Ti risponderò con due fatti realmente accaduti. Esattamente 26 anni fa, separato e chiuso fuori dal mio appartamento da 500 milioni, presi la mia Porche e parcheggiai alla stazione di Porta Nuova a Torino verso mezzanotte, dopo aver chiuso la mia ditta dal fatturato di dieci miliardi. Il residence che avevo prenotato per un mese era disponibile solo dal giorno dopo e feci due passi nella stazione piena di barboni infischiandomene del mio portafogli gonfio e del mio vestito della sartoria Tonino in tessuto Armani. Faceva freddo, ma ero talmente giù che mi sedetti su una panchina e mi addormentai, non prima di aver dato un'occhiata a un barbone avvolto nel suo cappotto sporco e pulcioso. Quando mi sono risvegliato alle 5 il barbone era scomparso e io ero coperto da quel cappotto. Il portafogli era al suo posto. Lo cercai per mesi, quell'uomo, inutilmente.
    8 anni dopo, in boulevard des Anglais a Nizza, ero seduto alle 23 davanti alla spiaggia sulla mia super moto da 25 milioni dopo che qualcuno aveva portato via mio figlio e la cassa della ditta. Guardavo il mare e un ragazzo si avvicinò dicendomi "dammi la moto", con una pistola in mano. Io l'avevo guardato chiedendogli "perché?" e lui aveva risposto "perché altrimenti ti uccido". E io: "e uccidimi". Se n'era andato, abbassando la testa, non dimenticherò mai quello sguardo più triste di me. Poi, il giorno dopo, ne feci una poesia. Non so se riesco a comunicare qualcosa con questi anedotti, talmente reali da risultare incredibili, ma una cosa è certa: chi non ha conosciuto la disperazione vera, "deve" sentirsi toccato.

    Ultima modifica commento 1 anno fa da Cristiano Sias
  • Sicuramente colpisce questa tua, per la veemenza, per la consapevolezza di ciò che affermi con forza, con il diritto di chi sa di cosa parla... e mi lasci senza parole.

  • Capisco e condivido. Il senso di solidarietà degli ultimi e della gente comune, è sempre unanimamente stato riscontrato. E' un riconoscersi nell'altro, una empatia. Belle storie, da raccontare. Un abbraccio

  • Grazie, a tutt'e due. Non vi ho mai detto quanto sia contento di vedervi qui, come un tempo. Ieri ero un po', come dire, "incazzato". Mi scuserete. Anche per quegli stralci di vita di cui non parlo mai, per pudore. Non con chiunque perlomeno. Un giorno ne farò una poesia, sicuramente una petrosa. In fondo noi dovremmo parlare solo in versi, ma a volte dimentichiamo e ritorniamo ad essere solo esseri umani.

  • In risposta a: Cristiano Sias

    Cristiano, ho letto e riletto questi tuoi pensieri, non riuscendo a trovare un commento decente se non che esperienze di vita come le descrivi tu, scavando nei ricordi che alel volte vogliamo eliminare, accadono a chiunque.
    Per esempio, in questo periodo di dichiarazioni dei redditi, noto molte persone che non si fanno mai vedere in Chiesa e allora credono di lavarsi la coscienza lasciando l'8 per mille alla Chiesa... Oppure di qualcuno che fa l'elemosina a qualche accattone accucciato fuori , massimo qualche monetina, ma poi parlando con gli amici dire "non dovrebbero permettere queste cose, cosa fano le assistenti sociali?"

    In Proposito mi viene alla mente che anni fa partecipando ad un incontro sullo sciamanesimo huna mi diedero un foglio con un titolo: così disse il grande Spirito.
    Se lo trovo lo pubblico, è uno scritto che fa meditare.

    Un Saluto, ormai conosco la tua arte scrittoria e mi prende sempre.

    Ah, dimenticavo, quando ero militare il cuoco della mensa ufficiali alle volte sputava proprio nel piatto di qualche ufficiale che gli stava antipatico... ;)

    Ultima modifica commento 1 anno fa da Giuliano
    da 31100 Treviso, Province of Treviso, Italy
  • In risposta a: Giuliano

    Ho sorriso, quella storia del militare l'ho vissuta anch'io e questo la dice tutta sull'uomo. Meditare, mai abbastanza, mai dire "tanto è inutile", mai affermare "prima di criticare gli altri guarda te stesso" facendo il gioco di chi ci vuole minare da dentro l'autostima che ci salva, la dignità che ci redime. Il giusto non può accettare tutto così passivamente, persino chi infierisce profittando della tua situazione di inferiorità per farti sentire inferiore davvero e quindi infine inoffensivo di fronte ai suoi soprusi, mentre invece si dovrebbe comunicare, aiutarsi e aiutare, perché dare agli altri vuol dire rinunciare a qualcosa, oppure è troppo facile, come quella banca nazionale che si vantava sul suo sito di aver dato centomila euro per l'Abruzzo, che con le dovute proporzioni sarebbe come se io dessi un euro a un bimbo per un leccalecca. E lo stupore, nel vedere chi non si vergogna, non si placherà mai, non ci si abituerà mai...

  • In risposta a: Cristiano Sias

    Ancora mi frullano in testa le tue parole, anche se non mi sento colpevole di aver fatto un poco di elemosina e non per sentire la coscienza più leggera, che manco ci avevo pensato... Mi tornano in mente perché sicuramente avevi chiari dei bersagli che facilmente si possono trovare nei salotti degli ipocriti.
    Fare del bene... non è uno scopo a mio avviso. Fare il possibile per aiutare chi hai vicino, se sei in grado di farlo, è invece qualcosa di naturale ed istintivo, che si fa senza accorgersi, quindi non ci si aspetta nulla in cambio, perché nulla di eccezionale abbiamo fatto. Anzi a volte è quel qualcosa di speciale, che dà un significato al mio passare i giorni...
    Insomma è qualcosa di buono che mi fa sentire bene.

    A proposito di militare... io non l'ho fatto :-) ma mio marito sì e dopo il CAR (credo si dica così) è riuscito a sistemarsi in infermeria come addetto alla Sanità, quindi esonerato da altri compiti meno piacevoli. Aveva frequentato qualche anno di medicina, finendo fuori corso... ma lo presero sul serio e lo caricarono di responsabilità.
    Fu in quella occasione, nei momenti in cui il medico (di solito alle prime armi) si assentava, lasciando sulle sue spalle la facoltà di dover decidere, che riusciva a sentirsi bene, salvando ad esempio un suo commilitone da una peritonite incombente, spedendolo d'autorità all'ospedale di zona. Cosa che solo il giorno prima il medico aveva ritenuto inutile.
    Non importa il fatto che quel commilitone forse se ne ricordi ancora, ma importa il fatto che lui stesso si sentì contento di essere stato utile a qualcuno. Solo questo ci fa stare bene.

    Se sono andata fuori tema, scusate lo sfogo. Anche a me andava di vuotare un po' il sacco, qui, fra amici. Buona serata a tutti.

Lunedì, 23 Ottobre 2017 08:20
Lunedì, 23 Ottobre 2017
Quanto manca alla vetta? Non ci pensare e sali! (F.W.Nietzsche)

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