|
Appoggio la mia mano sul sito di scrittura, ma la ritiro subito: esso esiste. Questa cosa che sto leggendo, sulla quale appoggiavo la mano si chiama un sito di scrittura. L'hanno fatto apposta perché lo si potesse leggere, hanno preso un pc, una tastiera, un vocabolario e si sono messi al lavoro, con l'idea di fare un libro e quando hanno finito era questo che avevano fatto. L'hanno portato qui, in questa scatola chiamata internet, e ora la scatola viaggia e sballotta, con i suoi vetri tremolanti, e porta nei suoi fianchi questa cosa rossa. Mormoro: è un sito di scrittura, un po' come un esorcismo. Ma la parola mi rimane sulle labbra: rifiuta di andarsi a posare sulla cosa. Essa rimane quello che è, con la sua peluria rossa, migliaia di zampette rosse, all'aria, diritte, zampette morte. Questo enorme ventre girato all'aria, sanguinante, sballottato - rigonfio con tutte le sue zampe morte, ventre che galleggia in questa scatola, in questo cielo grigio, non è un sito di scrittura. Potrebbe benissimo essere un asino morto, per esempio, sballottato nell'acqua e che galleggia alla deriva, il ventre all'aria in un grande fiume grigio, un fiume da inondazione; e io sarei seduto sul ventre dell'asino e i miei piedi bagnerebbero nell'acqua chiara.
|